La veterinaria: “Chi ha mai avvistato i variopinti gruccioni nisseni?”

dic 16 2015

Con l’arrivo della primavera, in Sicilia dal 2007, oltre ai numerosi uccelli migratori, si avvistano anche i gruccioni che ci riempiono il cielo con i loro meravigliosi colori. Una specie proveniente dall’Africa che nidifica in Italia fino ad estendersi in tutto il bacino del mediterraneo.
Il nome scientifico è meriops apiaster. Si ciba prevalentemente di insetti, solitamente catturati al volo, soprattutto imenotteri (vespe, api), ma anche coleotteri, odonati (libellule), omotteri (cicale) e altri. Nel caso di api e vespe, si preserva sbattendoli contro una superficie dura ripetutamente prima di ingerirli per rimuovere il pungiglione. Di norma evita i luoghi abitati dall’uomo, ma a volte cambia le sue abitudini compiendo incursioni nei luoghi abitati alla ricerca di alveari da depredare. Il gruccione, come tutte le altre specie, è protetto dalle normative vigenti anche se, proprio per questa sua alimentazione non sempre è ben voluto dagli apicoltori (che effettuano delle vere e proprie battute di caccia non appena ritrovano le arnie vuote). Può raggiungere la lunghezza di circa 30 cm, con un’apertura alare di circa 40 cm. Il suo piumaggio è variopinto: le sfumature vanno dal rosso-arancio sul dorso, al verde, azzurro e giallo ventralmente. Il becco lungo è nero e leggermente ricurvo verso il basso. I sessi sono fra loro molto simili e difficilmente distinguibili. Spesso compie belle evoluzioni o veleggia elegantemente con volo planato durante la caccia. La loro attività è prevalentemente aerea, utilizza frequentemente posatoi in posizione elevata e aperta (fili della luce o rami).
Il verso è molto caratteristico: nasale, udibile a distanza. Il suono singolo indica normalmente la posizione e l’assenza di pericolo, il suono ripetuto viene usato come allarme.
E’ una specie gregaria (vive in gruppo fino a raggiungere 100 individui in una colonia) con riproduzione spesso monogama. Il maschio conquista la femmina offrendole del cibo, e continua a portarle delle prede finché non ha finito di deporre le uova. Le colonie nidificano prevalentemente in zone collinari o in pianura, vicino le rive dei fiumi, spesso in cave di sabbia o in arbusteti con pareti sabbiose. Il loro nido è costituito da un lungo cunicolo di circa 3-5 metri (scavato utilizzando esclusivamente il becco che spesso a causa dell’usura appare più corto). Qui la femmina depone, all’inizio di giugno, da 5 a 8 uova rotonde e bianche. La cura della prole viene portata avanti da entrambi i genitori per 20 giorni. Per incubare le uova e nutrire i nidiacei, circa il 20% delle coppie fa affidamento sugli aiutanti (da 1 a 4), che solitamente sono parenti stretti dei genitori che non sono riusciti a riprodursi. Quando una coppia di gruccioni trova un luogo favorevole alla costruzione del nido iniziano a sopraggiungere altre coppie fino a formare una vera e propria colonia. Di notte, tranne nel periodo riproduttivo, queste colonie formano dei veri e propri dormitori sui rami. I giovani diventano indipendenti a 1-2 mesi di età e la maturità sessuale viene raggiunta entro il primo anno. Mediamente i gruccioni vivono meno di 6 anni. I suoi predatori più comuni sono i serpenti, la lucertola ocellata (Timon Lepido) e il nibbio bruno (Milvus migrans).
Questi uccelli migrano, su lunghe distanze, spostandosi normalmente di giorno. Passano l’inverno in Africa tropicale, con una diversa distribuzione: una parte in Africa orientale e meridionale e un’altra in Africa occidentale, l’area dal Senegal alla Nigeria (a NORD dell’equatore). Tra aprile e maggio iniziano la loro migrazione.
Sino a qualche anno fa dalle nostre parti si vedeva esclusivamente nel periodo delle migrazioni (aprile-maggio, agosto-settembre), da diversi anni nidifica (dal 1998) e negli ultimi anni c’è stato un notevole incremento dei nidificanti.
A Caltanissetta nel 2007 sono stati avvistati 84 individui. Ogni primavera ritornano nei luoghi nidificati l’anno precedente, tranne se le modificazioni del paesaggio alterino i loro habitat. Alcune delle principali colonie segnalate sono nella sugherata di Niscemi e a Santa Barbara. In contrada Mimiani vicino la vecchia stazione ferroviaria (San Cataldo) sono presenti numerosi gruccioni che purtroppo a volte vengono uccisi perché sorpresi dalle rare macchine che passano per quelle strade. Inoltre una colonia numerosa si trova in Via Turati, proseguendo verso la campagna lungo la strada che porta al cavalcavia sulla Scorrimento veloce (SS 640), poco prima di arrivare al cavalcavia sulla destra.
Per quanto riguarda lo stato di tutela, il Gruccione è inserito nell’Allegato II della Convenzione di Berna, cioè tra le specie rigorosamente protette, è inserito anche tra le categorie SPEC ( Species of European Conservation Concern). Con la definizione di una serie di criteri per individuare le specie prioritarie per la conservazione nel nostro continente, sono state definite 4 categorie; il Gruccione è inserito tra le SPEC 3, cioè tra le specie a distribuzione ampia anche fuori dall’Europa e che si trovano in uno stato sfavorevole di conservazione. A livello dell’intero areale è definito moderatamente in declino, e quindi, anche se nel nostro Paese la specie è in espansione, richiede specifiche misure di conservazione; in particolare, devono essere tutelate i siti di riproduzione.
Oltre ad ammirare i suoi colori e farci cullare dal suo verso inconfondibile, rispettiamolo e permettiamo il prosieguo della sua sopravvivenza.

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